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Pubblicato il 04 Novembre 2019

Padre Cortese, nel 75° del “martirio” le iniziative a Padova per ricordarne l’impegno civile

Durante la seconda Guerra mondiale il francescano, direttore del “Messaggero di sant’Antonio”, si prodigò per salvare perseguitati politici, internati ed ebrei

Sabato 16 novembre, a Padova, nella Sala dello Studio Teologico al Santo alle 15.00, l’incontro “Memoria e Riconciliazione” ricorderà l’impegno civile, oltre che spirituale, di padre Placido Cortese (1907-1944), direttore del “Messaggero di sant’Antonio”, che durante la Seconda guerra mondiale si prodigò per salvare perseguitati politici, internati ed ebrei dalla furia nazifascista. Il francescano conventuale, dichiarato Servo di Dio e di cui è in corso la causa di canonizzazione, pagò con la propria vita questa attività. Originario di Cherso, nel 2018 è stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile dal presidente Sergio Mattarella.

L’incontro introdotto e moderato da Francesco Jori, giornalista e scrittore, si aprirà con i saluti di fra Oliviero Svanera, Rettore della Basilica del Santo, e fra Roberto Brandinelli, Vicario provinciale. Seguiranno gli interventi “Padre Placido Cortese, martire della carità e testimone di fraternità, per una memoria riconciliata” di fra Giorgio Laggioni, Vicepostulatore, e “Condividere per guarire, un Museo diffuso a Pedescala per sanare le ferite della guerra” dell’architetto Domenico Molo, Promotore del progetto museale. Con letture dai testi di padre Cortese.

In occasione del 75° del suo “martirio”, domenica 17 novembre alle 11.00 in Basilica del Santo verrà celebrata la Santa Messa presieduta da monsignor Jurij Bizjak, Vescovo di Koper-Capodistria (Slovenia).
A seguire un momento di preghiera al Memoriale-confessionale di padre Cortese.

Le iniziative commemorative sono organizzate da Provincia Italiana S. Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali, Pontificia Basilica di S. Antonio, Messaggero di S. Antonio, Corsia del Santo “Placido Cortese”, con il patrocinio del Comune di Padova.

Scarica la locandina.

 

Di seguito la toccante testimonianza di Adele Lapanje, progioniera a Trieste che conobbe padre Cortese:
“Nell’autunno del 1944 io ero prigioniera a Trieste. Sono stata interrogata nella sede delle SS tedesche, in piazza Oberdan. Con me c’era Maria Lazzari di Padova. Nell’attesa ci portarono nello scantinato. Qui c’erano alcune celle: gabbiotti corti e stretti con una specie di feritoia sulla parte superiore. La signora Maria si è avvicinata alle celle chiedendo i nomi e così, in una, ho scoperto che c’era Padre Cortese. E la voce che proveniva da quel buco era un filo, stentato, pieno di sofferenza. Era sottoposto, disse, a torture giornaliere. Si capiva che era molto provato, quasi allo stremo.
Una settimana circa dopo, per mezzo del tam tam carcerario, sono stata informata che Padre Cortese era morto sotto tortura, senza che fossero riusciti a fargli dire i nomi dei suoi collaboratori.
Dovevano essere i primi giorni di novembre del 1944. Non ricordo le date, ma ricordo l’impressione generale per questa morte: un martire o un eroe, a seconda dei punti di vista.
Non so che cosa abbiano fatto del corpo: forse portato alla Risiera di S. Sabba, tristemente nota a Trieste perché lì si eseguivano le fucilazioni e le cremazioni”.